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EVITA LETER, GRANDE NUOTATRICE DIABETICA

Un’altra atleta olimpica con il diabete tipo 1. Evita Leter, ranista del Suriname. Diventata diabetica a 19 anni, quando aveva già intrapreso la carriera agonistica, non si è però data mai per vinta ed è arrivata a gareggiare ai Giochi della XXXI Olimpiade: Rio 2016. Grande Evita! Se ci si crede fortemente, non c’è nessun ostacolo per chi ha il diabete.

“Non so come dire”, ha raccontato Leter qualche giorno dopo Rio 2016 “Mi sentivo un po’ nervosa, ma è stato molto divertente”.

Evita ha rappresentato il suo Paese natale, Suriname, nella gara 100 metri a rana. Neal Studd, l’allenatore che l’ha preparata per le Olimpiadi ed esperto di diabete in ambito agonistico, la chiama giocosamente “la campionessa della gente” perché molto apprezzata umanamente da entourage, amici e conoscenti.

Le cose però non sono andate sempre bene per Leter, soprattutto quando il diabete giovanile ha iniziato a dare i suoi primi, inaspettati segni.

Fuori e dentro la Florida Gulf Coast University (FGCU), Evita era considerata da tutti una stella nascente con un enorme potenziale, fino a quando, nel febbraio 2014, le cose presero una piega diversa durante una conferenza stampa presso la FGCU. Il diabete di Evita stava velocemente venendo a galla, ma nessuno ancora lo sapeva, nemmeno lei. Evita si sentiva molto strana e i suoi comportamenti, prima e durante la conferenza, erano insoliti.

“Mi sono guardato allo specchio e mi sono detto ‘che cosa ho sbagliato?’” – racconta Studd – “Non si era comportata molto bene nemmeno dopo la conferenza. Mi stavo biasimando fortemente. Poi un paio di giorni dopo Evita era collassata e ricoverata in ospedale”. Leter aveva ricevuto la diagnosi: diabete giovanile (tipo 1). “C’erano diverse cose da sistemare con la sua dieta”, spiega Studd, ma le paure erano accresciute soprattutto da un altro, grande dubbio: ce l’avrebbe fatta Evita a mantenere la sua borsa di studio pur avendo il diabete? La famiglia era molto preoccupata, le performance avrebbero potuto calare drasticamente, facendo venire meno l’aiuto economico dalla FGCU. “È vero, le preoccupazioni c’erano” – riporta Studd – “Ma la presenza di Evita nel team di nuotatrici era fuori discussione. Il tempo avrebbe portato gli stessi risultati per lei, nonostante il diabete. C’è da dire che in precedenza avevo allenato alcuni bambini che avevano sviluppato la patologia, ma nessuno era mai stato grave quanto lei. Inoltre, Evita è quel tipo di persona che non ti direbbe mai che qualcosa non va. Ho dovuto leggere le sue movenze e confrontarle con quelle delle altre ragazze per capire che c’era qualcosa che non andava”.

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Evita Leter in una gara del 9 aprile 2013, in rappresentaza del Suriname

Risultati alla mano, il diabete non ha comunque sbilanciato nessuna delle performance di Leter, a parte le interruzioni degli allenamenti per correggere i suoi livelli di insulina. “Se non te ne accorgi in tempo può essere un disastro. Bisogna farsi l’occhio, altrimenti rischi di realizzare quello che sta succedendo solo nel momento in cui sviene”, racconta Studd.  

Passi da gigante

A quindici anni, la Leter si trasferì dal Suriname agli Stati Uniti. Senza la borsa di studio, la famiglia che la ospitava a Miami non sarebbe mai riuscita a sostenere le spese del college. Il papà di Leter, professore, si spostò da giovane nei Paesi Bassi per aiutare la famiglia, mentre la madre, anche lei professoressa, rimase in Suriname per crescere Evita, la sorella e il giovane fratellino.

“È molto importante questa borsa di studio” – racconta Evita che si laureerà la prossima primavera – “In Suriname l’inflazione è molto alta al momento”.

Una delle ragioni per cui non ha mai considerato di smettere di nuotare risiede anche nei benefici che l’esercizio fisico le può dare nella gestione della patologia. Ma la nuotatrice che graziosamente riduce tutti i complimenti con un tenero sorriso, si è ancorata alla sua missione personale anche grazie alla sua disavventura. I frutti dell’impegno sono arrivati ed è stata ricompensata con un nuovo titolo: Atleta Olimpica.

“Tendenzialmente con l’avanzare dell’età la gente si domanda ‘e se avessi fatto questo?’” – dice sorridendo Leter – “Non voglio trovarmi di fronte ad un ‘e se…?’ voglio poter dire ‘ce l’ho fatta’”.

Fonte:  news-press.com  / Immagini:  Evita Leter fan page

Leggi anche:  “L’onda buona di Monica Priore” – intervista alla nuotatrice diabetica

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