Iniziativa realizzata con il
contributo scientifico di

Con il supporto
incondizionato di

NOTTI TERRIBILI

La versione di Anna

Il mio nome è Anna, ho 32 anni e sono una “veterana” del diabete, nel senso che mi accompagna ormai da oltre vent’anni. Il diabete finora non mi ha mai fermato, né ha rallentato i miei desideri, la mia vita quotidiana. Anche adesso che sto vivendo un periodo particolarmente stressante, dovuto ad altri problemi di salute, oltre che difficoltà lavorative e situazioni poco piacevoli, sento che tutto andrà avanti per il meglio.

Ma l’altra notte abbiamo festeggiato il compleanno di un amico, ricordo che sono andata a letto molto stanca, distrutta. Ricordo anche di aver detto al mio compagno Luca, come sempre iperprotettivo sul mio stato di salute, di lasciarmi stare, che stavo bene e che volevo solo dormire. Verso le cinque di notte ho aperto gli occhi, mi sentivo ancora più stanca ed ero inspiegabilmente seduta a letto, con Luca che mi guardava con gli occhi lucidi, visibilmente più stravolto di me, con in una mano un cucchiaino di zucchero e il cordless nell’altra. Ho provato a dire “Sto bene, che hai?” ma non sono riuscita a parlare… pian piano mi sono ripresa e ho capito solo dopo….

La versione di Luca

Sono Luca, ho 34 anni e convivo ormai da qualche anno con Anna. Anche se lei non vuole ammetterlo, purtroppo ultimamente per svariati motivi il controllo del diabete, che ha sempre avuto in pugno, è un po’ sfuggito di mano. La notte poi è sicuramente il momento peggiore, perché una crisi ipoglicemica può essere scambiata per mille altri sintomi, è un vero rebus. L’altra notte, dopo il compleanno di Alex, Anna sembrava un po’ strana, ma il suo “Sto bene, lasciami stare” non lasciava spazio a compromessi, e mi sono addormentato in preda alla stanchezza e a qualche bicchiere di troppo.

Di notte sono stato svegliato da una sorta di inquietudine, o da piccoli segnali che ho percepito inconsciamente… ho capito subito che la situazione era di ipoglicemia, grave. Non ho perso tempo a provare la glicemia, dopo tentativi difficili di acqua e zucchero, l’ho provata, era sotto il 30. Non sapevo che fare, ho preso il telefono, per chiamare l’ambulanza. Non ho fatto il numero, ho continuato, in trance, a provare… e dopo mezz’ora buona eravamo a 40 e c’erano i primi segni di movimento volontario, ancora lontano da qualche risposta coerente.

E’ questa la cosa più angosciante: non hai riscontro, sei solo in quel momento, hai sempre paura di esagerare o di non fare abbastanza, nonostante hai vissuto altre volte situazioni simili è sempre come fosse la prima volta. Ci è voluta più di un’ora per sentire le prime, confuse parole. A quel punto avevo solo voglia di piangere, e scaricare la tensione e lo stress per cercare di lasciarmi alle spalle il prima possibile quel nodo alla gola e tornare a respirare.

Lascia un commento

Testo di sicurezza:*

Inserisci entrambe le parole sottostanti, con o senza spazi.
Le lettere non sono case-sensitive.
Non riesci a leggerlo? Provane un'altra