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UNA CURA INNOVATIVA CONTRO IL DIABETE

A Milano i medici dell’ospedale Niguarda hanno effettuato il primo trapianto europeo e il quarto a livello globale di cellule pancreatiche che producono insulina. Si apre una nuova via per curare il diabete di tipo 1.

L’intervento è avvenuto il 9 giugno con una tecnica innovativa che agisce sulle cosiddette isole pancreatiche, responsabili della produzione di insulina, trapiantandole. È il primo caso in Europa e il quarto al mondo ad usufruire di un'impalcatura biotech, ovvero una procedura chirurgica mini-invasiva che mira a trapiantare le cellule necessarie per la produzione di insulina (le isole pancreatiche appunto), quelle che la malattia aveva messo fuori uso. Il trapianto è riuscito e il paziente, un uomo di 41 anni affetto da diabete dall’età di 11 anni, sta bene.

L’operazione è stata condotta dagli specialisti della Chirurgia Generale e dei Trapianti, dell'Anestesia e Rianimazione 2, della Diabetologia, della Nefrologia e della Terapia Tissutale. "La nuova procedura sperimentale - spiega il Niguarda - è stata messa a punto dal Diabetes Research Institute, un centro di eccellenza diretto da Camillo Ricordi all'Università di Miami, dove sono stati seguiti i primi due casi al mondo". "Attualmente le cellule insulari vengono infuse nel fegato - spiega Luciano De Carlis, direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti - ma molte di esse non sopravvivono in questo ambiente, a causa di una reazione infiammatoria che ne compromette il funzionamento. Con la nuova tecnica, che prevede di iniettare le cellule nell'omento (il tessuto che ricopre e protegge gli organi dell'addome) e con l’aiuto della chirurgia videolaparoscopica, si è aperta una nuova via".

Il professor Ricordi, padre di questa tecnica d'avanguardia, si è congratulato "vivamente con l'equipe, la prima in Europa e nel mondo ad aver confermato il risultato iniziale ottenuto a Miami l'anno scorso”, aggiungendo che: “questa tecnica di ingegneria tissutale sarà fondamentale per permettere la sperimentazione clinica di nuove tecnologie per evitare l'uso di farmaci anti-rigetto, che oggi limitano l'applicabilità del trapianto di isole ai casi più gravi di diabete. Queste componenti, quando unite, creano una sostanza gelatinosa che si attacca all'omento e mantiene le isole in quella posizione. L'organismo assorbe gradualmente il gel lasciando le isole intatte, mentre si formano nuovi vasi sanguigni che forniscono l'ossigenazione e gli altri nutrienti necessari per la sopravvivenza delle cellule".

La ricerca continua

“Grazie a questa evoluzione - concludono gli specialisti - si punta ad ottenere una sopravvivenza più prolungata delle isole rispetto a quanto avviene per l'infusione nel fegato; in futuro sarà possibile anche applicare microcapsule e altri dispositivi per ridurre la necessità della terapia immunosoppressiva".

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